DISCORSO DEL CARDINALE PRESIDENTE
JAMES FRANCIS STAFFORD


Porto San Giorgio
Domenica 30 giugno 2002

Sono lieto di essere qui a Porto San Giorgio con voi, catechisti itineranti, venuti da tutti i continenti e radunati in preghiera di lode e di ringraziamento a motivo dell'approvazione degli Statuti del Cammino Neocatecumenale da parte del Pontificio Consiglio per i Laici. Il 28 scorso infatti, ho consegnato nelle mani di Kiko Argüello, di Carmen Hernández e di Don Mario Pezzi, il Decreto di approvazione degli Statuti, firmato da me, come Presidente del Dicastero, e da S.E. Mons. Stanislaw Rylko, come Segretario del medesimo, e recante la data del 29 giugno 2002, solennità dei SS. Pietro e Paolo.

Si tratta certo di un atto giuridico, ma di profondo significato ecclesiale e di questo occorre essere ben convinti. Sbaglierebbe chi pensasse che tale approvazione statutaria sia un mero adempimento burocratico, quando invece rappresenta il compimento di un vivo desiderio del Santo Padre, espresso fin dall'incontro del 24 gennaio 1997 - che voi certamente ricorderete - e ribadito nella Lettera autografa a me indirizzata il 5 aprile 2001, con la quale confermava al Pontificio Consiglio per i Laici l'incarico di portare a termine il delicato processo di discernimento e di approvazione degli Statuti come "appuntamento ineludibile" per "l'esistenza stessa del Cammino".

II mio breve discorso oggi toccherà tre punti principali:  in primo luogo il grande dono che il Cammino Neocatecumenale rappresenta per la Chiesa; in secondo luogo il significato del processo di elaborazione degli Statuti e l'importanza degli Statuti stessi; e in terzo luogo quattro campi che richiedono speciale attenzione nella vita del Cammino, ossia il rapporto con i Vescovi, i sacerdoti e la parrocchia nel suo insieme nonché le altre comunità ecclesiali, come pure il rispetto scrupoloso della libertà del singolo, con speciale enfasi sul "foro interno".

Già in diverse occasioni il Santo Padre aveva sottolineato l'abbondanza di frutti di conversione, di fede matura, di comunione fraterna e di slancio missionario delle Comunità Neocatecumenali, riconoscendo il Cammino come "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" (AAS 82 [1990] 1513-1515). Non posso inoltre non ricordare le parole che il Papa vi rivolgeva per i trent'anni di vita del Cammino:  "Quanta strada avete fatto con l'aiuto del Signore! Il Cammino ha visto in questi anni uno sviluppo e una diffusione nella Chiesa veramente impressionanti (...) come l'evangelico granello di senape, è diventato, trent'anni dopo, un grande albero, che si estende ormai in più di 100 paesi del mondo (...)", sottolineando inoltre "l'abbondanza dei doni che il Signore ha concesso in questi anni a voi e, per mezzo vostro, a tutta la Chiesa". Perciò il Papa in quel discorso inseriva questo vostro fecondo sviluppo nel quadro di una fioritura di carismi e di nuove modalità espressive della Chiesa in quanto mistero di comunione missionaria (cfr Giovanni Paolo II, Discorso del 24/1/1997).

A questo incoraggiante riconoscimento occorreva tuttavia dare concreta risposta mediante l'esame e la conseguente approvazione degli Statuti del Cammino. La realtà tanto consistente quanto composita, costituita dalla presenza delle Comunità neocatecumenali in numerosissime diocesi e parrocchie di tanti paesi diversi, l'opera dei catechisti itineranti e delle famiglie in missione, l'esistenza di oltre quaranta seminari diocesani "Redemptoris Mater" legati all'esperienza del Cammino, come non poteva contare su una "chiara e sicura regola di vita" (cfr Giovanni Paolo II, Lettera autografa cit., n. 2) traducibile nella stesura di norme statutarie? Affidandosi alla sola tradizione orale, non si andava forse incontro al rischio dell'indeterminatezza, lasciando il tutto in balia di eventuali arbitrarietà dovute alla mancanza di riferimenti certi, da tutti conosciuti e rispettati? Oggi queste norme statutarie approvate dalla Santa Sede - come ben si dice nel Decreto - costituiscono ferme e sicure linee-guida per la vita del Cammino.

L'importanza di uno Statuto è stata sempre più consapevolmente capita dagli iniziatori del Cammino, i quali, insieme ad alcuni collaboratori, si sono instancabilmente impegnati nel dialogo con il nostro Dicastero, affinché potesse essere conseguito lo scopo indicato dal Santo Padre per il bene della Chiesa e, in particolar modo, del Cammino Neocatecumenale stesso. Oltre cinque anni sono stati impegnati nello studio delle diverse e successive bozze di Statuti, sottoposte al Pontificio Consiglio per i Laici. Il dialogo è stato vivace, a volte anche difficile, ma sempre guidato da un alto senso di consapevolezza e di carità ecclesiale. Durante questi anni, il Pontificio Consiglio per i Laici ha sempre operato in stretta collaborazione con gli altri dicasteri della Curia Romana direttamente interessati alla questione, in ragione e nell'ambito delle rispettive competenze.

Diverse osservazioni ci sono pervenute dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che sono state debitamente incorporate nel testo definitivo. In questi anni numerosi sono stati i contatti con singoli Presuli e Conferenze Episcopali di tutto il mondo per la valutazione dell'esperienza del Cammino a livello locale, diocesano e nazionale, mentre numerosi Patriarchi, Cardinali e Vescovi hanno scritto al Santo Padre per incoraggiare l'esame e l'approvazione degli Statuti. Ripetute sono state da parte nostra le consultazioni con esperti in materia canonica e non abbiamo tralasciato di considerare con attenzione tantissime altre testimonianze ed osservazioni provenienti da persone che conoscono da vicino l'esperienza del Cammino. Questo lungo processo di elaborazione e di esame degli Statuti è stato allo stesso tempo occasione provvidenziale e tempo forte di discernimento della proposta e dell'esperienza del Cammino Neocatecumenale da parte della Santa Sede e si conclude con questa "ulteriore garanzia dell'autenticità del vostro carisma" (cfr Giovanni Paolo II, Discorso del 24/1/1997; Lettera autografa cit., n. 2), quale è l'approvazione degli Statuti.

Gli iniziatori del Cammino e coloro che li hanno aiutati durante questo processo possono attestare con quanta determinazione il Pontificio Consiglio per i Laici ha proceduto per adempiere il mandato del Santo Padre nell'ambito della propria competenza, nonché con quanta cura e rispetto ha operato affinché fosse interamente rispettata la realtà del Cammino secondo le linee proposte dai suoi iniziatori. Non è infatti diritto del nostro Dicastero elaborare e imporre norme statutarie alle diverse realtà, le quali godono della libertà di esprimere negli Statuti sottoposti alla considerazione della Santa Sede il carisma, gli scopi, la pedagogia, lo "stile" e le modalità specifiche di procedere e di operare loro propri. Anche nel caso del Cammino dunque, l'intervento dell'autorità ecclesiastica si è limitato a verificare ed assicurare la conformità degli Statuti alla dottrina e alla disciplina della Chiesa, affinché l'esperienza del Cammino possa ancora dare maggiori frutti di quel "radicalismo evangelico e di straordinario slancio missionario che esso porta nella vita dei fedeli laici, nelle famiglie, nelle comunità parrocchiali [insieme alla] ricchezza delle vocazioni suscitate alla vita sacerdotale e religiosa" (cfr Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, 29/VI/2002), assicurando altresì che questi buoni frutti si radichino sempre più nel terreno fecondo della Chiesa cattolica.

Nello stesso tempo la Santa Sede ha molto insistito su alcuni aspetti fondamentali e sui quali vorrei ora richiamare la vostra attenzione. I rapporti dei cristiani tra loro sono governati dalla grande legge dataci da san Paolo:  "Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo" (Ef 5, 21). Questo principio dottrinale e morale, radicato nella dignità di ogni battezzato, governa i rapporti tra tutti i cristiani. Nell'ultima parte del quinto capitolo della sua lettera, san Paolo applica questo principio al particolare rapporto esistente nell'ambito della Chiesa. I primi catechisti nella Chiesa sono i Vescovi, successori degli Apostoli, consacrati da Dio e assistiti dallo Spirito Santo per essere buoni Pastori del loro gregge, a capo delle diverse Chiese locali, incaricati quindi della delicata e pressante responsabilità di annunciare il Vangelo di Cristo, di essere i dispensatori dei divini misteri, di insegnare la verità della fede e della sicura dottrina e di presiedere su tutti i fedeli, radunati nell'unità della carità. Ai Vescovi quindi, uniti al Santo Padre nel Collegio apostolico, dovete fare sempre rispettoso e ubbidiente riferimento. Nulla senza il Vescovo! Lo Statuto è dato ai Vescovi - come viene detto nel Decreto - quale "importante sostegno" nel loro "paterno e vigile accompagnamento delle Comunità Neocatecumenali" (cfr , 29/VI/2002). Lo Statuto è strumento al servizio della comunione e perciò è "strumento al servizio dei Vescovi" (cfr art. 5 degli Statuti). Ci piace ricordare ed applicare qui quanto diceva il Santo Padre nella sua Lettera Enciclica Redemptoris Missio, quando, al numero 72, chiedeva ai Vescovi cordialità e magnanimità nell'accoglienza delle nuove realtà presenti nelle diocesi e a quelle un vero spirito di umiltà nel proporre e seguire il proprio cammino, inserendosi nel tessuto vivo e multiforme delle comunità cristiane. È vero che l'approvazione degli Statuti da parte della Santa Sede è come un invito e una garanzia perché l'esperienza del Cammino continui a svilupparsi in molte nuove diocesi, fermo restando che, come dicono gli Statuti stessi, tocca ad ogni Vescovo "autorizzare l'attuazione del Cammino Neocatecumenale nella diocesi" (art. 26) perché proceda nelle parrocchie dove è stato espressamente invitato. Lo Statuto quindi investe i Vescovi di grande responsabilità. "Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo": questo principio governa i rapporti tra i Vescovi e tutti coloro che appartengono al Cammino. Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici

La Santa Sede si è anche preoccupata di precisare negli Statuti il peso da dare alla figura del parroco, nonché di valorizzare la presenza, nella Comunità neocatecumenale, del presbitero e del suo compito di governo, di insegnamento e di santificazione; così come di porre l'accento sul rispetto dovuto alla vocazione dei chierici e alla disciplina dei religiosi che percorrono il Cammino.

Molto sentita è stata la forte affermazione della salvaguardia del "foro interno" delle persone, intesa non a restringere il "cammino" di conversione secondo la pedagogia propria della comunità, bensì a garantire la libera scelta delle persone, al contempo valorizzando sempre di più il sacramento della Penitenza, secondo quanto recentemente indicato dal Santo Padre nel Motu proprio Misericordia Dei. Molte sono state le osservazioni incorporate nel testo e in tutto ciò devo dare atto agli iniziatori del Cammino di aver accolto con ubbidienza ed intelligenza quanto proposto, che secondo loro corrisponde alla vera natura e prassi del Cammino stesso.

In particolare modo tengo a sottolineare qui l'aspetto fondamentale rappresentato dalla vostra piena apertura di spirito e fattiva disponibilità ad essere inseriti nelle comunità cristiane parrocchiali e diocesane al servizio non solo di coloro che percorrono il "Cammino", ma di tutta la comunità, offrendo i doni e i talenti che il Signore vi ha dato e al contempo apprezzando e valorizzando tutto ciò che lo Spirito suscita nella vita dei fedeli attraverso diversi itinerari di formazione cristiana e di modalità di espressione del Suo mistero di santità e di comunione. San Paolo "fa culminare le sue esortazioni, che descrivono una vita pervasa dallo Spirito, con la richiesta rivolta a tutti i credenti di sottomettersi gli uni agli altri ... . Inoltre i doveri sono elencati come doveri reciproci:  "Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo"" (C.S. Keenan).

Affido ad ognuno di voi questi Statuti, alla responsabilità di ciascuno davanti a Dio. Siete tutti corresponsabili nell'adeguare il vostro operare alla regola che vi è stata data, le cui indicazioni normative vanno rispettate integralmente. Gli Statuti infatti sono stati esaminati e rivisti nei minimi particolari:  ogni espressione ha un senso. Essi devono essere sempre per ognuno di voi, e per tutti voi, guida illuminante per una crescita feconda nella Chiesa e per la Chiesa.

Certo non si può chiedere tutto ad uno statuto. Essendo strumento giuridico non può costituire un orientamento sistematico e approfondito in materia dottrinale, liturgica e catechetica. Non a caso, infatti, gli Statuti del Cammino rimandano esplicitamente al Direttorio catechistico ("Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di catechisti") i cui diversi volumi avete presentato alle competenti Congregazioni e che aspetta l'esame e l'approvazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e della Congregazione per il Clero. L'approvazione degli Statuti può essere un autorevole e utile supporto al lavoro di revisione in corso.

Inoltre l'approvazione degli Statuti è stata concessa ad experimentum per un quinquennio, il che impegna il Pontificio Consiglio dei Laici non solo ad adempiere diligentemente l'incarico affidatogli dal Sommo Pontefice "di continuare ad accompagnare il Cammino anche in futuro" (cfr Giovanni Paolo II, Lettera autografa cit., n. 3) ma anche a proseguire il dialogo con gli iniziatori del Cammino per discernere e verificare l'applicazione degli Statuti nella prassi del Cammino stesso.

Ciò che veramente importa è che questi Statuti, approvati dal Pontificio Consiglio per i Laici adempiendo al desiderio del Santo Padre, siano per voi motivo di gratitudine, letizia, sicurezza e speranza nel vostro cammino, nonché richiamo della divina Provvidenza ad una sempre più grande responsabilità verso il dono che il Signore vi ha dato per la santificazione delle persone, per l'edificazione delle comunità cristiane, per un crescente slancio di "nuova evangelizzazione" sino agli estremi confini della terra a maggior gloria di Dio.

A chiunque abbia conosciuto il Cammino neocatecumenale è familiare la rappresentazione della croce gloriosa, che alcuni hanno anche a casa loro. Nella catechesi per la convivenza del primo scrutinio, Kiko Argüello proclama:  "La croce gloriosa è il segreto profondo dei cristianesimo... La croce è proprio il cammino della nostra salvezza".

È la croce di Gesù che informa il Decreto e gli Statuti, la cui approvazione celebriamo oggi. Il mistero della croce, nel quale ogni cristiano è stato battezzato, è un unico mistero, il mistero dell'amore del Padre e del Figlio. Fino alla fine del suo pellegrinaggio terreno, il Figlio si è abbandonato in amore obbediente a Dio: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23, 46).

In questi anni in cui camminerete insieme nell'applicazione di questi Statuti, vi chiedo di essere attenti a tutte le strade che portano a Dio, indicate dall'amore obbediente di Colui che è morto in croce. L'accettazione e l'applicazione fedele degli Statuti nonché l'obbedienza al Santo Padre e ai Vescovi della Chiesa sono centrali nella ricompensa promessa a coloro che seguono la strada segnata dalle Beatitudini:  "Una buona misura versata nel vostro grembo, pigiata, scossa e traboccante" (Lc 6, 38).

L'amore obbediente richiede la povertà che informa le Beatitudini. Mediante l'amore obbediente sarete sempre più condotti nel mistero della pienezza della gloria di Dio rivelata nella croce di Gesù. Quanti tra voi camminano per queste strade benedette saranno come bambini, come gli angeli che vedono costantemente il volto di Dio. La vostra santa semplicità vi dischiuderà l'indivisibile semplicità di Dio.