LO STATUTO DEL 
CAMMINO NEOCATECUMENALE

Osservazioni canoniche del Prof. Juan Ignacio Arrieta

 

Con un Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici, lo scorso 29 giugno è stato approvato lo Statuto del Cammino Neocatecumenale. Si chiude così un interessante processo di riflessione istituzionale sulla realtà della vita del Cammino, portata a termine con l’incoraggiamento e la benedizione di Sua Santità Giovanni Paolo II, che già da qualche tempo ha invitato a concludere il lavoro affinché il Cammino Neocatecumenale ricevesse nel diritto della Chiesa un’espressione giuridica conforme alla realtà apostolica che rappresenta.

Come possiamo ricordare, fu proprio il Papa che lo scorso anno, con lettera del 5 aprile indirizzata al Card. James Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, conferì a quel Dicastero della Curia Romana la missione di portare a termine il processo di approvazione giuridica dello Statuto del Cammino, assegnandogli perciò la necessaria competenza in rapporto agli altri Dicasteri interessati della Curia.

L’elaborazione dello Statuto del Cammino è stata conclusa, dunque, in stretto dialogo e collaborazione fra il Pontificio Consiglio per i Laici e i responsabili del Cammino. Il testo finale viene ora approvato, pertanto, da questo Dicastero, che esercita così il mandato del Santo Padre. Nella suddetta lettera, il Papa esprimeva, inoltre, la sua volontà che, una volta approvato lo Statuto, anche se in questo caso non si tratta di una associazione internazionale di fedeli, fosse il Pontificio Consiglio per i Laici, il Dicastero, fra tutti gli organismi della Santa Sede, che continuerà ad accompagnare l’attività apostolica del Cammino Neocatecumenale.

Il testo del documento approvato ad experimentum per un periodo di cinque anni - elementare prudenza che la Santa Sede usa di solito quando si tratta di dare configurazione giuridica di qualsiasi istituzione -, mostra con chiarezza che il principale compito realizzato in questi anni di elaborazione dello Statuto è stato quello di rispecchiare in modo ordinato e per scritto, con terminologia giuridica e con piena fedeltà quell’esperienza concreta di vita cristiana che è il Cammino Neocatecumenale, nel modo in cui si è venuto formando, sin dagli anni "sessanta", nei cinque continenti. Questo Statuto, non è se non l’espressione sintetica di una realtà che è già vita nella Chiesa, e ha reso presente, ancora una volta, il fatto - tra l’altro inevitabile nella vita della Chiesa e perfino necessario in tante occasioni -, che la vita precede il Diritto. È per questo che l’approvazione di questo Statuto da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, che opera a nome del Santo Padre, rappresenta innanzitutto la conferma di una prassi apostolica viva e consolidata lungo questi anni.

Un programma di formazione: non una associazione

Lo Statuto del Cammino Neocatecumenale che è  stato approvato, comprende 35 articoli raggruppati in sei titoli, più una disposizione finale relativa al processo di revisione dello Statuto. I suddetti articoli descrivono fondamentalmente i contenuti centrali delle catechesi del Cammino, la modalità e i tempi di trasmissione, l’organizzazione di queste catechesi nelle diverse tappe e i rapporti con l’autorità della Chiesa in ogni luogo. Il corpo normativo è accompagnato da un centinaio di note, con riferimento, soprattutto, ai testi della Scrittura, dei Padri della Chiesa o del Magistero; testi, che in questi anni sono stati di fondamentale importanza nel configurare i diversi aspetti di questa esperienza di vita cristiana. Ne deriva che queste note, in dialogo con il testo, risultano di singolare interesse per interpretare in modo adeguato il senso degli articoli che appartengono al corpo dello Statuto.

In questo Statuto, il Cammino Neocatecumenale non è considerato né come una associazione, né come un movimento, né come una aggregazione di persone che stabiliscono fra di loro uno speciale vincolo formale per raggiungere determinati obiettivi nella Chiesa. Chi conosce il Cammino sa bene che nulla di questo corrisponde alla realtà della sua esperienza apostolica; anzi, chi è bene informato comprende che, in questo caso concreto, una opzione canonica di tipo associativo avrebbe alterato gli elementi basilari del Cammino, compromettendo aspetti essenziali del suo dinamismo apostolico. Perciò, più che segnalare una figura giuridica già codificata nel Diritto della Chiesa, questo Statuto si limita a presentare l’espressione giuridica della realtà vissuta nel Cammino, nel contesto, ovviamente, dei postulati e delle esigenze proprie della struttura della Chiesa e del suo ordinamento canonico.

Se ci domandiamo, pertanto, qual è la forma giuridica concreta del Cammino Neocatecumenale che si desume da questo Statuto, dopo una attenta lettura del documento, bisognerebbe rispondere con tutta semplicità, che quello che il testo contiene, non è altro che un "Cammino Neocatecumenale". È ciò che afferma l’articolo primo dello Statuto, usando un’espressione veramente definitoria, impiegata dal Papa Giovanni Paolo II nella lettera del 30 agosto 1990, e pubblicata in Acta Apostolicae Sedis (82 [1990] 1515): "Riconosco il Cammino Neocatecumenale – diceva allora il Papa, e l’articolo primo ripete – come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni".

Infatti, il presente Statuto costituisce una specie di direttorio catechetico nel quale si descrive un programma o, se vogliamo, un itinerario di formazione integrale del cristiano di natura liturgico-catechetica, giacchè si basa soprattutto su un’esperienza liturgica personale e su una formazione catechetica incarnata nella vita del cristiano. Lo Statuto contiene, inoltre, tutte le indicazioni fondamentali su come organizzare, dirigere e portare avanti questo concreto programma formativo. Un programma di formazione che viene offerto a ogni vescovo diocesano, che è l’autorità alla quale, secondo il diritto canonico (can. 775 § 1 CIC), compete coordinare le iniziative della catechesi nella propria diocesi. Nello stesso tempo, come garanzia dell’autenticità del programma e del metodo di formazione, e per mantenere i necessari contatti con l’autorità della Chiesa ai diversi livelli, la guida e il coordinamento dell’attività del Cammino viene affidata dalla Santa Sede ad un’Équipe responsabile internazionale.

Da quanto abbiamo detto si evince che gli articoli di questo Statuto non intendono delineare elementi formali - nuovi diritti e doveri, che in realtà non esistono -, per coloro che seguono questo itinerario formativo, ma, invece, vogliono semplicemente descrivere i contenuti che devono essere trasmessi e le modalità con le quali si deve offrire questa formazione. Non si pretende negare l’evidenza che anche il Cammino Neocatecumenale rappresenta, di fatto, una aggregazione di persone: basta pensare alla costituzione delle piccole comunità nelle parrocchie che si mantengono sostanzialmente stabili lungo il tempo. Ciononostante, dobbiamo mettere in risalto che questo fenomeno, nel caso del Cammino, non è di tipo associativo. La stessa cosa succede, per esempio, nelle strutture formative di una scuola di lingue, o in una scuola di qualsiasi genere. In queste realtà, si riproduce, certamente, un sistema di rapporto stabile fra gli alunni che seguono i corsi, lungo gli anni. Questo, però, non significa che gli alunni stabiliscano dei rapporti di rilevanza giuridica fra di loro, nonostante l’intensità che questo rapporto umano possa avere. D’altra parte, per esempio, in questa scuola di lingue, si dovrà seguire un determinato programma di insegnamento e, coloro che lo portano avanti, i professori e la direzione della scuola, dovranno attenersi ad una metodologia stabilita previamente con chiarezza, accettando gli obblighi che derivano dalla posizione di formazione o di direzione che ognuno di loro occupa.

Allo stesso modo, nell’itinerario di formazione che il Cammino Neocatecumenale rappresenta, non si costituiscono dei nuovi rapporti giuridici, diversi da quelli che ogni fedele cristiano ha già in quanto appartenente alla Chiesa. Perciò, in questo Statuto non si troverà un elenco di diritti e doveri di coloro che usufruiscono di questa attività. C’è, invece, una indicazione abbastanza precisa, dei compiti che devono espletare i catechisti, o coloro che, in piena libertà, formano le diverse équipes di responsabili. Tutto ciò, come ho detto, è una precisa conseguenza della natura del Cammino, che non risponde, assolutamente, alle caratteristiche di una associazione.

La struttura dello Statuto

Detto questo, vogliamo descrivere, in sintesi, il contenuto dello Statuto ora approvato. Il primo titolo descrive la "Natura e attuazione del Cammino Neocatecumenale", ed è composto da quattro articoli che tracciano gli aspetti organizzativi centrali del Cammino, in sintonia con quanto Giovanni Paolo II ha affermato, in ogni momento, circa l’identità di questa esperienza cristiana.

Il primo articolo ci dice che il Cammino Neocatecumenale consta di un insieme di beni spirituali - itinerario catechetico, educazione permanente, servizio della catechesi, ecc. -, messi al servizio dei Vescovi come una modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede, secondo le indicazioni del Magistero della Chiesa, in spirito di comunione e di servizio all’Ordinario del luogo e a tutta la Chiesa. Questa formazione si attua nelle Diocesi sotto la direzione del Vescovo diocesano, e, ovviamente, anche con la guida dell’Èquipe responsabile internazionale del Cammino, che la Santa Sede ha indicato come garante davanti alla Chiesa dell’identità di questa formazione.

Il secondo titolo, "Il Neocatecumenato o catecumenato post-battesimale", costituisce, con i suoi 17 articoli distribuiti in quattro capitoli, l’asse centrale sul quale si basa lo Statuto e rappresenta una sintetica e puntuale enucleazione dei contenuti catechetici, degli elementi formativi e del ritmo temporale con cui si trasmette questa formazione. In questo titolo vengono descritti gli elementi fondamentali del neocatecumenato - destinatari, attuazione nelle parrocchie, ecc. -, l’inizio dell’itinerario formativo, il suo sviluppo mediante la Parola, la Liturgia e la Comunità, e la descrizione generale delle tre diverse fasi previste nell’itinerario di formazione.

Fra gli articoli del secondo titolo, bisogna far menzione del riferimento alla "Iniziazione e formazione alla vocazione sacerdotale", dove troviamo un cenno ai seminari diocesani "Redemptoris Mater", utile per capire i loro tratti essenziali e il loro rapporto con il Cammino Neocatecumenale. L’articolo 18 comincia citando un passo del "Direttorio generale per la catechesi" (n. 86), dove si ricorda che il Cammino, come qualsiasi itinerario catechetico, è anche "un mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la speciale vocazione missionaria". Questo è il preciso contesto apostolico da dove sorge il rapporto del Cammino con i seminari "Redemptoris Mater": seminari eretti per volontà dei rispettivi Vescovi diocesani interessati, in accordo con i responsabili del Cammino, e secondo le norme approvate dal rispettivo Vescovo diocesano in conformità con la vigente Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. Si tratta, pertanto, di seminari diocesani per la formazione di candidati al sacerdozio, che poi verranno incardinati a servizio delle rispettive diocesi. L’unica loro peculiarità consiste nel fatto che la partecipazione al Cammino Neocatecumenale costituisce un elemento specifico del loro iter formativo. È ovvio, dunque, che questi seminari devono rimanere al margine del presente Statuto. Ad essi devono essere applicati, in tutto, le norme universali circa la formazione dei candidati al sacerdozio e sulla incardinazione dei chierici secolari.

Il terzo titolo considera la collaborazione nel rinnovamento della vita della parrocchia offerto dalle comunità che hanno finito l’itinerario proposto dal Cammino, e che, da quel momento, entrano in un processo di educazione permanente della fede. Il quarto titolo è dedicato in modo particolare al catecumenato battesimale e alla speciale cura che richiedono i catecumeni e i neofiti.

Il quinto e il sesto titolo dello Statuto approfondiscono ancora gli aspetti organizzativi e le modalità del servizio della catechesi. Il titolo quinto, "Modalità del servizio della catechesi", tratta principalmente dei soggetti che, nella Diocesi, devono intervenire nel seguire l’attività del Cammino. Tratta in primo luogo, del Vescovo diocesano, al quale compete autorizzare l’attuazione del Cammino nella diocesi, vigilare affinché il Cammino si sviluppi in conformità alle esigenze del Diritto, presiedere i riti più importanti dell’itinerario neocatecumenale, curare una ragionevole continuità pastorale nelle parrocchie dove esso è presente, ecc. Il testo si occupa, poi, del compito dei parroci e dei presbiteri che esercitano la cura pastorale di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale, che non sono, abitualmente, sacerdoti formati nei seminari "Redemptoris Mater". Il testo parla poi dei catechisti e della loro formazione, degli itineranti - catechisti e presbiteri -, che si offrono in risposta alla chiamata di diocesi lontane, e delle famiglie in missione che, su richiesta dei Vescovi, si stabiliscono in zone scristianizzate o in luoghi dove è necessario realizzare l’implantatio ecclesiae.

Infine, il sesto titolo contiene due articoli relativi alla composizione attuale dell’"Équipe responsabile internazionale del Cammino" e alla futura sostituzione dei suoi componenti mediante elezione. Come si sa, attualmente, l’Èquipe responsabile è composta dagli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández e da don Mario Pezzi, presbitero del clero diocesano di Roma. La norma prevede che, in futuro, dopo la scomparsa degli iniziatori, un collegio di varie decine di persone, procedano alla elezione di coloro i quali, dopo la conferma della Santa Sede, dovranno assumere queste funzioni per un periodo di sette anni.

C’è anche una norma, l’articolo 4, che considera la dimensione economica di questa attività apostolica. In esso si afferma il principio generale che il Cammino Neocatecumenale non dispone di patrimonio proprio e che esso si attua nella diocesi mediante servizi resi a titolo gratuito; in risposta alle varie necessità, nelle comunità vengono effettuate delle collette spontanee. L’unica eccezione a questa regola scaturisce dall’eventualità che si debbano sostenere iniziative apostoliche di maggior entità. Proprio per far fronte a queste necessità, il Vescovo diocesano più direttamente interessato, a richiesta dell’Équipe responsabile internazionale, valuterà l’opportunità di erigere una fondazione autonoma diocesana, con personalità giuridica, regolata da statuti propri.

Questa potrebbe essere una sintesi del contenuto dello Statuto che è stato ora approvato mediante il Decreto del Pontificio Consiglio per i Laici. Decreto e Statuto sono, pertanto, i documenti ora pubblicati.

Risulta, quindi, evidente quanto il Papa aveva già predetto nella lettera indirizzata al Card. Stafford, precedentemente menzionata: l’approvazione di questo Statuto stabilisce una chiara e sicura regola di vita per il Cammino Neocatecumenale e costituisce per esso e per i fedeli cristiani in generale, un momento di profonda gioia e di viva gratitudine a Dio e alla Chiesa. Questo testo costituisce "un nuovo punto di partenza, - concludeva il Papa facendo riferimento al n. 30 della Esortazione Ap. Christifideles laici - che è segno visibile di una identità ecclesiale matura".

Juan Ignacio Arrieta

 

Professore ordinario di Diritto Canonico nella Pontificia Università della Santa Croce,
Giudice del Tribunale ecclesiastico dello Stato della Città del Vaticano,
Referendario della Segnatura Apostolica,
Consultore di vari Dicasteri della Curia Romana, fra cui, il Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi,
Membro della Direzione dell’Associazione Internazionale di canonisti 
"Consociatio Internationalis Studio Iuris Canonici Promovendo"